martedì 27 gennaio 2026

pc 27 gennaio - Ravenna contro l'"operazione Kagaar" in India a sostegno della delegazione internazionale oggi al Parlamento europeo di Bruxelles

immagini e video del presidio

https://www.ravennawebtv.it/manifestazione-a-ravenna-contro-gli-arresti-e-le-deportazioni-delle-popolazioni-indigene-in-india/

Manifestazione a Ravenna contro "l'operazione Kagaar", la guerra contro il suo stesso popolo che il fascista Modi in India sta portando avanti con la complicità dell'imperialismo USA/UE





Il 27 gennaio lo Slai Cobas ha organizzato un sit-in a Ravenna, a Porta Adriana, a sostegno di una delegazione internazionale di cui fa parte anche il nostro sindacato andata a Bruxelles con un presidio davanti al parlamento per protestare davanti alla Commissione europea, sezione diritti umani e sezione esteri, a prendere posizione e intervenire contro gli arresti e le deportazioni in corso in India nei confronti delle popolazioni indigene Adivasi delle foreste che. 

In questa giornata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha incontrato Modi per stringere accordi economici che si tradurranno in inasprimento delle violazioni dei diritti umani in India, delle uccisioni, degli arresti, delle deportazioni delle popolazioni indigene Adivasi, di feroce repressione delle opposizioni, con l'obiettivo che si è dato il fascista hindutva Modi di annientare la guerra di popolo diretta dal Partito comunista maoista.

dall'appello internazionale: “Come parte della delegazione italiana questa iniziativa si inserisce in un piano di  ulteriori iniziative di denuncia del genocidio in Palestina e della falsa tregua a Gaza e della situazione drammatica di assedio e bombardamenti delle masse curde in Siria e in Turchia, contro gli interventi militari imperialisti e neocolonialisti  in America Latina e in altri scenari del mondo, contro la repressione e i decreti liberticidi, in materia di sicurezza, in Italia, contro i processi al movimento di solidarietà con la Palestina”.

Domani su Radio Onda d'Urto l'intervista


pc 27 gennaio - MILANO: ABDERRAHIM MANSOURI, 28 ANNI, UCCISO DA UN COLPO ALLA TESTA DURANTE UN’OPERAZIONE DI POLIZIA.....

 ....ucciso uno spacciatore armato, pistola giocattolo, o ennesimo abuso in divisa in stile ICE? Primo: di sicuro la dinamica non è "chiara" essendo unico testimone il poliziotto che ha sparato, in borghese e sprovvisto di bodycam. Ha detto di aver sparato per paura e mirato alla sagoma, e alla faccia della paura  e della sagoma fa centro alla testa. Sembra di essere a Minneapolis durante l'omicidio dell'infermiere da parte dei criminali ICE che subito avevano dichiarato che l'infermiere era armato, cosa smentita dai filmati di persone che ormai riprendono questi criminali. Secondo: come sottolineato dal giornalista Mastrodonato a radio Onda D'Urto, il commissariato di appartenenza del poliziotto, Mecenate, non è "nuovo" a questi casi, come nel 2011 quando fu ucciso Michele Ferulli e nel 2022 un altro ucciso, in casa, in zona commissariato. Terzo: il post fatto da Salvini, 1 minuto dopo l'uccisione, in cui lo stesso dice "Salvini: “Basta indagare le forze dell’ordine”. E annuncia la riforma nel nuovo pacchetto sicurezza" chiarisce bene qual è il vero obiettivo: impunità per le forze di polizia tale e quale alla linea di Trump.

Infine, ciliegina sulla torta, "l'aggressione" alla troupe di ORE 14 di Rai2, che suona strana visto il dispiegamento di polizia, ma che con le dichiarazioni di Milo Infante (che conduce la trasmissione) che mettono in luce una informazione(sic) al servizio di uno stato di polizia

Esprimo piena solidarietà ai colleghi - ha affermato Milo Infante – e la ferma condanna dell'ignobile aggressione da parte di spacciatori che si sentono padroni di un territorio che deve ritornare sotto il controllo dello Stato. Ringraziamo il 118 e gli agenti della polizia di Stato prontamente intervenuti evitando il peggio in una situazione di degrado non più sostenibile”. 

È indagato per omicidio volontario il poliziotto quarantenne che nel tardo pomeriggio di lunedì 26 gennaio ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, 28 anni. L’uomo è stato colpito alla testa da un proiettile esploso da un agente in borghese durante uno dei cosidetti “servizi antidroga” in via Giuseppe Impastato, nei pressi della stazione ferroviaria di Rogoredo, a Milano.

Secondo la versione ufficiale, che poi è quella fornita dallo stesso poliziotto, Mansouri avrebbe puntato contro l’agente una pistola, risultata poi essere a salve.

Oggi è previsto l’interrogatorio di garanzia: l’agente ha dichiarato di aver visto il 28enne uscire da una radura a circa 30 metri di distanza con in mano la presunta arma e di aver sparato “per paura”, mirando a quella che ha definito “la sagoma”.

Un elemento rilevante emerso nelle prime ore dell’indagine riguarda l’assenza di dispositivi di registrazione: nessuno dei quattro poliziotti presenti sul posto indossava una bodycam, strumento che avrebbe potuto contribuire a chiarire con maggiore precisione la dinamica dei fatti, inoltre la zona in cui è avvenuto l’omicidio è scarsamente illuminata e, al momento, difficilmente emergeranno immagini video in grado di ricostruire l’accaduto. Per ora, l’unica versione disponibile resta quella fornita dagli agenti coinvolti e non risultano testimoni oculari.

Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Luigi Mastrodonato, giornalista esperto di carcere e abusi di potere, collaboratore di Internazionale e altre testate, nonché ideatore di Malapolizia.Ascolta o scarica.

pc 27 gennaio - La sicurezza di Gaza sarà affidata agli squadroni della morte?

Alla cerimonia di apertura del cosiddetto Consiglio per la Pace di Donald Trump a Davos, Jared Kushner ha svelato la “nuova Gaza”: grattacieli, complessi residenziali lussuosi etc. “Non c’erano palestinesi alla cerimonia, né nessuno dello stesso Board of peace. Nella fantasia di Kushner, i palestinesi appaiono in assenza, sepolti sotto le macerie della vera Gaza”. Così Medea Benjamin e Nicolas Davies su Antiwar.

Can Trump Demilitarize Gaza With Night Raids and Death Squads?

“Ma, esattamente, come possono essere ‘smilitarizzati’ e pacificati i palestinesi per lasciare spazio a questa Riviera del Medio Oriente? L’assassinio del capo della polizia di Khan Younis, ucciso a gennaio a Gaza mentre si trovava in auto, è un indizio agghiacciante. Non si è trattato di un crimine isolato, ma di un segnale inquietante di ciò che si prospetta”.

“Mentre le milizie palestinesi sostenute da Israele si attribuiscono apertamente il merito di diversi omicidi

pc 27 gennaio - Torino: il funerale dimezzato di Adamo Massa....oltre Askatasuna, oltre la solidarietà con la Palestina, la repressione del governo fascista Meloni colpisce i sentimenti

 

comunicato AIZO – Associazione Italiana Zingari Oggi


La comunità dei sinti piemontesi, di cui faceva parte Adamo Massa morto il 14 gennaio, aveva organizzato per il 24 gennaio i tradizionali rituali funebri: alle 13.30 si sarebbero riuniti presso il campo Torino in Corso Unione Sovietica per dare l’ultimo saluto al parente deceduto, in seguito si sarebbero recati presso la chiesa nel comune di Nichelino per la celebrazione dell’Eucarestia e la benedizione del Feretro, con l’accompagnamento finale della salma da parte di tutti, parenti e amici, presso il cimitero di Nichelino.

Verso le 13 di venerdì 23 gennaio, abbiamo saputo che la Procura di Torino ha inviato una comunicazione in cui si proibisce l’entrata nel campo di corso Unione Sovietica, nella chiesa e al cimitero da parte di chi non possa essere riconosciuto come parente stretto della vittima, escludendo così tutte le persone che si sono riunite in solidarietà alla famiglia.

La comunità sinta non solo è molto addolorata per questa situazione, ma si chiede il perché di questa comunicazione. Per tradizione la comunità si riunisce in occasione della perdita di uno o una di loro e la vicinanza è sacra in queste occasioni. La numerosità non determina pericolosità, ma segno di rispetto.

Questa comunicato lo mandiamo sia ai giornali sia alla Procura di Torino per far capire che non è pensabile negare alla comunità di osservare le proprie usanze, i vigili e le forze dell’ordine possono monitorare l’evento. Anche noi dell’associazione A.I.Z.O. rom e sinti che conosciamo da parecchi anni le famiglie, con cui siamo a stretto contatto e comunicazione, saremo presenti alle celebrazioni e daremo il nostro contributo.

Ufficio stampa AIZO

Il funerale di Adamo Massa presidiato dalle forze dell’ordine a Nichelino: più di 1.000 persone omaggiano il rapinatore ucciso

Il questore ha vietato la cerimonia in forma pubblica, per ragioni di sicurezza


pc 27 gennaio - Cagliari. Questura o censura? NEL GIORNO DELLA MEMORIA E' VIETATO DENUNCIARE IL GENOCIDIO IN PALESTINA...PERCHE'?

 perché il governo moderno/fascista Meloni non è solo complice del genocidio nazi/sionista, ma perché da un lato opera il revisionismo storico per occultare il ruolo attivo del fascismo nella caccia all'ebreo (le famigerate leggi razziali a firma di Almirante, padre putativo, rivendicato, da Meloni e La Russa) e nei campi, come la Risiera di San Saba, per mandare gli ebrei verso i campi di concentramento nazisti, e dall'altro lato per cercare di mascherare il suo odio/razziale verso il popolo palestinese come più volte praticato, in particolare, dal 7 ottobre 2023 vietando, sempre il 27 gennaio 2024, a Milano la manifestazione per la Palestina picchiando in particolare donne arabe/palestinesi

e coprire il fascismo che pervade le cosiddette forze dell'ordine che "amano strappare" e "catturare" la bandiera palestinese dalle mani dei sodali e che hanno mostrato il 12 aprile 2024 la loro vera natura

indossando le giacche dei nazisti polacchi. Rompere questi divieti illegittimi è giusto e necessario

di A Foras

Considerato che il 27 gennaio ricorre il “Giorno della Memoria”, ricorrenza internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e degli altri deportati e che, oltre all’elevata valenza

simbolica, istituzionale e civile per noi la memoria deve servire “Affinché simili eventi non possano mai più accadere” [Legge 211/2000]

Visto l’attuale genocidio del popolo palestinese e il disastroso scenario geopolitico, abbiamo chiamato una manifestazione avente come slogan “Ricordare è resistere”, che la questura di Cagliari però reputa antagonista e confliggente.

Non essendoci alcun conflitto fra la nostra manifestazione e le altre iniziative che vogliono Ricordare e Resistere in questa giornata 

Invitiamo tutte le persone e realtà ad essere in piazza con noi contro chi sostiene il genocidio dei popoli e contro chi censura le lotte stesse.

CI VEDIAMO IL 27 GENNAIO, ALLE 17, IN PIAZZA GARIBALDI A CAGLIARI 

per camminare assieme fino al presidio permanente di piazza Yenne.




pc 27 gennaio - oggi Ore12/Controinformazione rossoperaia non esce

perché siamo impegnati nelle mobilitazioni contro l'operazione Kagaar , a sostegno della delegazione internazionale a Bruxelles di oggi che denuncia l'appoggio dell'UE al regime fascista hindutva di Modi, a sostegno della resistenza degli oppressi in India, a sostegno del Partito comunista dell'India maoista. Nelle iniziative dove siamo presenti porteremo anche il sostegno al popolo palestinese e alla lotta del popolo curdo attaccato dall'imperialismo



pc 27 gennaio - Contro il regime fascista hindutva di Modi/contro l'imperialismo - Campagna internazionale d'emergenza contro l'operazione Kagaar

Modi & Trump: Twins in Tyranny, Allies in Oppression

Modi & Trump: Twins in Tyranny, Allies in Oppression

pc 27 gennaio - Accordo Mercosur - Brasile neocolonialismo Lula style

 un contributo 

Mercosur: l'agrobusiness brasiliano, il grande vincitore dell'accordo

Sacha Cavrois * | reporterre.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/01/2026

«Un giorno storico per il multilateralismo». L'accordo tra l'Unione Europea e il Mercosur non era ancora stato ufficialmente ratificato, il 9 gennaio, che il presidente brasiliano Lula da Silva, grande sostenitore del trattato, già esultava. A sua volta, sono seguite altre dichiarazioni entusiastiche, come quella dell'Associazione brasiliana dei produttori di soia (Aprosoja), che ha salutato «un grande passo avanti per il Mercosur» (Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay). Infatti, oltreoceano, il grande vincitore di questo accordo, che dovrebbe essere ratificato il 17 gennaio [ora sospeso in attesa del parere della Corte di giustizia Ue. N.d.T. ] dopo oltre venticinque anni di negoziati, è proprio l'agroindustria brasiliana, alla quale il gigante sudamericano deve il suo status di primo esportatore mondiale di soia, carne bovina e succo d'arancia.

Una vera e propria manna finanziaria, ottenuta al prezzo di innumerevoli sacrifici ecologici: secondo la rete Mapbiomas il settore è il principale emettitore di gas serra del Brasile ed è stato anche responsabile di quasi il 97% della deforestazione registrata nel Paese tra il 2019 e il 2024. Mentre

pc 27 gennaio - Via il governo Meloni, guerrafondaio e moderno fascista!

da  ORE12/Controinformazione rossoperaia del 26/01 



In questa puntata di Ore12/Controinformazione rossoperaia è di questo governo di cui vogliamo parlare, di alcuni fatti di questi giorni, di dichiarazioni, che smascherano la sua natura fascista e guerrafondaia.

Il servilismo di Meloni nei confronti di Trump è spudorato, sono senza freni le sue leccate, ora è arrivata a dire: “spero che un giorno potremo dare un premio Nobel per la pace a Donald Trump", e lo ha detto dopo il vertice dei governi italiano e tedesco che si è tenuto in questi giorni.

Fermo restando che nel loro delirio di conquista i fascisti vorrebbero avere in mano tutto, compreso il premio Nobel, un’arma di propaganda anche quando si tratta di quello “per la pace” perché la borghesia imperialista non si fa alcuno scrupolo ad assegnarlo a guerrafondai come Obama, o come quello alla Machado in quanto oppositore di un presunto “regime comunista” in Venezuela – è un premio comunque che coopta intellettuali e scienziati nel sistema imperialista – un premio che nelle loro mani si trasforma in una pagliacciata come è successo con quello dato alla rappresentante della cosiddetta “opposizione” venezuelana che a sua volta lo ha rigirato a Trump.

La fascista Meloni, come tutti i fascisti, è ai padroni che guarda, ne difende gli interessi, li ammira, è compiacente, aspira ad entrare nel suo Consiglio di pace che 9in realtà è il consiglio di banditi, quello che Trump ha chiamato “Board of peace”, dove il termine "board" richiama la sua concezione aziendalista con cui Trump ha sostituito l'Onu facendo di questo "Consiglio di pace" un'organizzazione sua personale, che fa parte del suo mondo fatto di aziende, profitti, con Trump come amministratore delegato e che rimarrà tale anche quando non sarà più lui il presidente degli Stati Uniti, come se il mondo intero fosse cosa sua.

Questa vergogna nazionale - Meloni - è all’ombra del nazista Trump che cerca un posto al sole per i profitti dei padroni italiani, i fascisti lo hanno fatto ieri con Hitler e oggi con Trump, mascherandosi da patrioti, nazionalisti e altre fumisterie dietro le quali si nasconde l’ammirazione per i padroni e l’odio verso i lavoratori e le masse.

In politica estera, l’asse Germania-Italia.

Il complesso militare-industriale della borghesia imperialista italiana ha ottenuto altre commesse con la produzione e l’esportazione di armi, all’incontro con Merz il governo Meloni/Crosetto porta avanti il suo piano guerrafondaio: "c’è ampio margine per l’Italia per inserirsi nei contratti e nelle nuove architetture militari. Roma e Berlino costruiranno insieme droni, sottomarini, difesa aerea e missilistica. E forse, con il Bromo (a cui partecipano Airbus, Thales, Leonardo) anche satelliti».

Un altro passo di questo governo guerrafondaio che viene scaricato sui lavoratori, sulle masse, già colpiti pesantemente dalla crisi economica.

Ma è sul fronte interno che questo governo cerca di rafforzarsi per edificare un regime, creare le condizioni non solo per trascinarci in una guerra ma anche per fomentare una guerra civile all’interno. I suoi esponenti, la maggioranza che lo sostiene, che hanno trovato le fogne aperte con l’opportunità di una legge elettorale truffa che gli ha regalato la maggioranza alle elezioni, ora richiamano dalle stesse fogne chi era rimasto indietro.

Hanno i mass media ma anche il ministero degli interni nelle loro mani.

lunedì 26 gennaio 2026

pc 26 gennaio - Delazione in cattedra. La destra vuole schedare i professori....

...la cosiddetta "provocazione" dell'organizzazione giovanile di FdI  va nella direzione di attaccare i valori dell'antifascismo, di criminalizzazione delle rivolte studentesche/operaie degli anni 68/69 e la messa al bando dei comunisti, per affermare il motto "credere, obbedire, combattere" piegare insegnanti  e studenti al servizio degli interessi dell'imperialismo/fascista del governo Meloni

La schedatura dei docenti, l’antifascismo e il tarlo della scuola del ’68

Ha fatto, e giustamente, scalpore l’iniziativa di Azione studentesca di Pordenone che ha proposto una schedatura (nelle loro intenzioni su base nazionale, cosa che pare stia avvenendo considerato il clamore generato) dei/delle docenti di sinistra; in pratica si invitano gli studenti e le studentesse a segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda e a indicare qualche esempio particolarmente eclatante.

Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione (clicca qui per il volantino e il QRcode) e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo, come risulta dalla locandina allegata in basso.

La questione dei “docenti di sinistra” da attenzionare non è cosa solo degli ultimi mesi; già Salvini alcuni anni fa aveva tuonato contro i/le docenti e i libri scolastici di sinistra e negli ultimi mesi direttamente il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è intervenuto a più riprese, con atti anche molto gravi come quello delle ispezioni sul caso di Francesca Albanese.

Si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione (memore della fascistizzazione della scuola anche attraverso il “Testo unico di Stato”) assegna alla scuola pubblica italiana.

Le destre, in tutte le sue articolazioni, dal ministro giù giù fino alle sue organizzazioni giovanili, hanno dichiarato da tempo guerra a quelli che chiamano i cattivi maestri” che avrebbero indebolito l’autorevolezza e la disciplina della scuola. Si tratta di un attacco che fa il paio con quello agli organi collegiali democratici che guidano (o dovrebbero guidare) la scuola, è lo stesso attacco che porta a fare della scuola insieme formazione del capitale umano e bacino di reclutamento anche ideologico verso la militarizzazione della società. L’intento, esplicito ed esplicitato, è farla finita con la scuola uscita dalla grande stagione del ’68, una stagione che ha democraticizzato la scuola e ha cercato di assegnarle pienamente il ruolo stabilito dalla Costituzione.

Quella che è sotto attacco complessivo (e non da oggi) è la scuola come luogo di formazione del sapere critico, la scuola concepita come formazione di cittadini consapevoli perché sì, lo confessiamo, nelle scuole si continua a parlare di accoglienza e si lavora per decostruire la paura del diverso e il razzismo.

Nelle scuole si parla di pace tra i popoli e non di patrie e di interessi nazionali da difendere con le armi; a scuola si parla delle guerre in corso e persino delle responsabilità delle multinazionali nel disastro climatico; nelle scuole, mentre la Lega e altre forze politiche cercano il consenso urlando contro le moschee e la loro costruzione, si continua a parlare di dialogo tra le diverse culture e le diverse religioni.

E informiamo il ministro e Azione studentesca che per raggiungere il loro scopo dovrebbero modificare in profondità tutte le antologie scolastiche, che sono invece tutte impostate su un taglio di vera educazione alla cittadinanza; dovrebbero poi intervenire ancora più pesantemente di quanto fatto fino ad oggi sui libri di storia, magari edulcorando il ventennio (come già hanno pesantemente semplificato e distorto altri passaggi storici).

E questo ovviamente non lo possono fare. Che fanno allora? Usano l’arma dell’intimidazione e della schedatura. Dopo le ispezioni di Valditara molti e molte più docenti italiani/e avranno timore di affrontare la questione del genocidio a Gaza e lo stesso può dirsi della schedatura di Azione studentesca, che spingerà i/le docenti più timorosi/e ad astenersi dall’affrontare temi di attualità, così necessari invece per fornire agli studenti e alle studentesse strumenti di comprensione del mondo.

Siccome da neofascisti di governo non possono operare in profondità sulla censura, da fascisti intimidiscono per attivare l’autocensura, molto più sostenibile politicamente e però altrettanto pericolosa.

Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 

Osservatorio Repressione

La destra non vuole “migliorare” la scuola: vuole domarla. Vuole trasformarla da spazio pubblico di formazione critica a dispositivo di selezione, propaganda e controllo. Quello che sta accadendo in queste settimane con la campagna di Azione Studentesca non è una provocazione isolata né una bravata studentesca: è un tassello coerente di un progetto politico preciso.

«Segnala i professori di sinistra nella tua scuola». È difficile trovare una formula più esplicita. Manifesti, striscioni, QR code sui muri degli istituti da Palermo a Pordenone invitano studenti e studentesse a compilare questionari per denunciare i docenti “colpevoli” di fare propaganda. L’obiettivo dichiarato è un “report nazionale”. L’obiettivo reale è un altro: intimidirecensurarenormalizzare la delazione come pratica legittima dentro la scuola pubblica.

pc 26 gennaio - Bruxelles, 27 gennaio

 


pc 26 gennaio - Università di Bergamo, no alla repressione. Non si tace, senza giustizia non ci può essere pace


Dalla parte dei popoli oppressi che resistono, sempre antisionisti, antifascisti, antiimperialisti.

Con questo spirito abbiamo partecipato alla contestazione studentesca fatta a Giorgio Gori, (della sinistra per Israele) e contro il suo appoggio all’ideologia sionista, con lo striscione ‘fuori i sionisti dall’università’.

Una iniziativa politica rivendicata da un comunicato letto (vedi allegato) durante l’iniziativa che ne spiegava i motivi e le ragioni, ma che volutamente i media come sempre hanno censurato.

Questo in sintonia con il clima squadrista fatto di campagne stampa che cercano di criminalizzare la solidarietà al popolo palestinese e la sua legittima resistenza, di cui Hamas è parte riconosciuta, per cercare di coprire la complicità e la responsabilità con il genocidio del popolo palestinese in primis del governo Meloni amico di Netanyahu.

Così come di tutte le istituzioni, tra cui non dimentichiamo le università che non sono neutre o un “luogo democratico di confronto e di crescita degli studenti”, come ipocritamente strillano anche in questi giorni politicanti di destra e di sinistra, ma strumenti funzionali alla crescita dell’apparato industriale militare e di consenso alla guerra imperialista che avanza oltre che strettamente legati da rapporti con lo stato nazisionista di israele.

Su questo basterebbe che i giornalisti provassero ad analizzare il movimento sviluppato in questi anni dall’intifada studentesca.

Invece ci provano ad accusare ‘voi state con Hamas’, ma mostrano solo odio e disprezzo verso la lotta di liberazione dei popoli oppressi e le legittime forme di organizzazione e di resistenza, che vengono scelte e sostenute.

Tutto questo per nascondere la realtà: che loro stanno con il genocidio e non con la resistenza, loro stanno con la violenza quotidiana contro la popolazione palestinese, loro stanno con l’estremismo religioso suprematista su cui si fonda lo stato di Israele, loro stanno con chi odia i palestinesi e li considera tutti animali o di Hamas…questo dovrebbe essere scioccante e non la risposta degli studenti “Non stiamo con Hamas, siamo con chiunque spara a un sionista” che è giusta e necessaria perché ieri come oggi il fascismo non è una opinione ma un crimine, perché tra “sionismo e fascismo nessuna differenza, ora e sempre resistenza”, e oggi nuova resistenza è la strada che rispecchia non solo un diritto ma un dovere per tutti quelli che vogliono un mondo senza oppressione, guerra, genocidio per fermare i nuovi mostri fascisti/nazi/reazionari in USA, in Europa, in Italia, con tutti i mezzi necessari.

E questo è quanto sta portando avanti anche il governo Meloni in marcia verso un regime di moderno fascismo dove si mette alla gogna personaggi come ad esempio l’incaricata dell’Onu Albanese che carte alla mano ha messo nero su bianco i rapporti tra Italia e Israele, dove si arriva ad arrestare chi è solidale con la Palestina dagli esponenti palestinesi agli studenti minorenni, dove si stravolge la realtà tra oppressi e oppressori, dove si paragona l’antisionismo all’antisemitismo.

Non a caso Gori oscenamente cita Napolitano ‘l’antisionismo nascondo l’antisemitismo’, non a caso prende il Napolitano che allo stesso modo legittimò i fascisti, perché è parte attiva della mistificazione dell’antisemitismo, stravolto, per chiudere una volta di più gli spazi della critica e del dissenso. Perché “il contrasto all’antisemitismo, appartenente allo spazio dell’antifascismo, diviene, con i disegni di legge in discussione in Senato (il riferimento in specie è al ddl Delrio, A.S. 1722, e al ddl Gasparri, A.S. 1627), strumento per una repressione fascista." (da un intervento di Alessandra Algostino docente universitaria di diritto costituzionale ).

Ora più che mai solidarietà alla lotta di liberazione del popolo palestinese

La Resistenza non è reato

Giu’ le mani dagli studenti, nessun provvedimento disciplinare, comunque illegittimo e repressivo

Con gli studenti e le iniziative che verranno prese per respingere questo nuovo attacco

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Segue il comunicato letto dagli studenti:

Le persone giovani non si sentono ascoltate quando portano le loro rivendicazioni, a scuola, in università e nemmeno sul posto di lavoro. L’ennesima prova di ciò è stato l’essere definite “squadriste” dal parlamentare europeo Giorgio Gori, qui presente oggi, per aver organizzato un presidio pacifico in occasione dell'incontro “La pace è possibile?”, organizzato a Bergamo il 24 novembre 2025 con la connivenza della giunta comunale. Ci siamo mobilitate come comunità studentesca insieme ad altre realtà bergamasche per esprimere il nostro dissenso, poiché il dibattito aveva come ospite principale Emanuele Fiano. L’evento è stato caratterizzato da una contraddizione che ci ha indignate; siamo convinte che gli ideali della “vera sinistra” non si sposino con l’ideologia del sionismo sulla quale si basa l’associazione “Sinistra per Israele” promotrice dell’evento. Associazione che si definisce di sinistra e che auspica la soluzione “due popoli due stati”, ovvero un sionismo moderato.

Nonostante i presupposti pacifici, ci è stato impossibile raggiungere la sede dell’evento a causa di un cordone di polizia schierato 100 metri più avanti, in linea con il clima repressivo di questo governo.

Le dure critiche di Gori sono invece andate nella direzione opposta alla nostra posizione e hanno evidenziato una volontà secondo la quale solo le sue convinzioni hanno evidentemente diritto di esistere e di manifestarsi. Un atteggiamento che stride col suo appartenere a un partito che sin dal nome si definisce democratico. Gori pretende di silenziare persino la sua giovanile in nome di una presunta libertà di coesistenza di pensieri differenti, mostrando però così di essere in contraddizione con la sua base. E attraverso la sua firma in calce al manifesto di Sinistra per Israele dimostra anche di essere un sionista.

La sua presenza oggi in Università non è certo una garanzia di dibattito libero e scevro da ideologie sioniste. Il nostro dissenso nasce da questi presupposti, noi non lasceremo che la nostra università sia il megafono dell’ideologia sionista.

L’evento di oggi dovrebbe parlare delle prospettive dei giovani e del perché abbandonino il paese, ma come si può parlare di futuro quando la nostra università ci prepara solo a diventare pedine della macchina imperialista bellica, tanto difesa dal Partito Democratico.

Questa situazione non si rispecchia solamente nell’organizzazione di appuntamenti e proposte quantomeno discutibili, ma soprattutto nei rapporti che l’Istituzione universitaria intrattiene con Israele e con le aziende dell’industria bellica.

Inoltre, in quanto realtà urbana l’università rispecchia quanto accade anche in città.

Le ultime due amministrazioni comunali, la precedente presidiata da Giorgio Gori, hanno sempre ospitato sui palchi ufficiali durante il 25 aprile la Brigata Ebraica, inquinata dal sionismo, mentre alle realtà Palestinesi non è stato offerto alcuno spazio e a volte addirittura negato anche in presenza di accordi già assunti.

Oggi come sempre continueremo a lottare per un’università e una città libere da dinamiche di oppressione dall’imperialismo e dal sionismo.

Palestina libera


pc 26 gennaio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Via il governo Meloni, guerrafondaio e moderno fascista!


pc 26 gennaio - A Valmontone scuola come zona occupata: il modello ICE e Israele entra nei parchi giochi...

 .....IL MOTTO FASCISTA "BIMBO E MOSCHETTO" IN SALSA MODERNO FASCISTA DEL GOVERNO MELONI

Osservatorio Repressione

Bambini di sei anni a lezione di irruzione militare: fucili, “elementi ostili” e propaganda armata. A MagicLand si normalizza la violenza delle forze di occupazione, travestita da didattica

Uomini in mimetica, caschi, armi spianate. Un’irruzione in un edificio, con “individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile”. Sopra la scena, colori accesi e slogan innocui: School Days – giocando s’impara”. È l’immagine disturbante dell’iniziativa promossa da MagicLand, a Valmontone, in collaborazione con le forze armate, rivolta a bambine e bambini della scuola primaria.

Qui non c’è educazione civica. C’è addestramento simbolico. Il lessico è quello delle operazioni militari, non della scuola: “centro abitato”, “elemento ostile”, “immobilizzazione”. È lo stesso linguaggio – e lo stesso immaginario – delle retate dell’ICE negli Stati Uniti e delle incursioni dell’esercito israeliano nei territori occupati: irrompere, neutralizzare, portare via. La violenza come procedura. Il nemico come categoria.

Presentare tutto questo a sei anni significa normalizzare la guerra prima ancora che il pensiero critico possa formarsi. Significa insegnare che la forza armata è uno strumento legittimo di gestione del sociale. È la pedagogia dell’occupazione: quella che trasforma quartieri in “zone”, persone in “bersagli”, corpi in “problemi di sicurezza”. Esattamente il modello ICE, esattamente il modello delle forze di occupazione israeliane.

Che ciò avvenga in un parco divertimenti rende la cosa ancora più grave. La guerra diventa spettacolo. Il fucile diventa scenografia. L’irruzione diventa attrazione. Non è “gioco”: è propaganda. Non è prevenzione: è abitudine alla violenza. Non è tutela dell’infanzia: è colonizzazione dell’immaginario.

Le proteste dei genitori e degli insegnanti colgono il punto. Qui si oltrepassa un confine etico elementare. Invece di educare alla convivenza, alla mediazione, al rispetto dei diritti, si inocula la logica amico/nemico. Invece di proteggere i più piccoli dalla brutalità del mondo, li si introduce a una sua versione militarizzata, autoritaria, disumanizzante.

In un tempo in cui vediamo bambini arrestati dall’ICE e minori schiacciati sotto le macerie a Gaza, portare le stesse pratiche – simboliche e operative – dentro la scuola è un atto irresponsabile. È l’anticamera di una società che accetta l’occupazione come normalità e la repressione come educazione.

La scuola pubblica non è un campo di addestramento. L’infanzia non è un target propagandistico.
Se questo è il “giocando s’impara”, allora stiamo insegnando ai bambini 
a obbedire, a temere, a colpire. E questo non è educare: è preparare il terreno alla violenza di domani.


pc 26 gennaio - Ravenna presidio "Stop operazione Kagaar" - in unità con la delegazione internazionale al parlamento europeo

 

pc 26 gennaio - Contro la repressione in India - Bruxelles 27 gennaio sit/in di protesta al Parlamento europeo

Air pollution  > protest in support of naxals > save palestine and all   Government should take strict action, naxal has to end.

pc 26 gennaio - L'ideologia del postmodernismo - per un utile dibattito

L'ideologia del postmodernismo

Ludwig Fleischer * | kommunistischepartei.de
Traduzione a cura di Giaime Ugliano

24/11/2025

Il termine postmodernismo ricorre continuamente: nei dibattiti filosofici, nei circoli accademici, o sulle labbra del nostro nemico politico. Tuttavia, solo di rado è chiaro che cosa si intenda davvero con questo concetto. Proprio questa vaghezza ha permesso a ideologi reazionari come, per esempio, Jordan Peterson1, di elevare il concetto di "postmodernismo" a parola d'ordine di una battaglia politica. In una totale distorsione della realtà, egli sostiene che ciò che molti vivono come un decadimento culturale sia dovuto al predominio di un "neomarxismo postmoderno".

Al contrario, vedremo che l'ideologia postmoderna non solo è ostile al marxismo, ma può quasi essere considerata il suo esatto opposto, e che viene utilizzata consapevolmente dalla classe dominante per privare la classe operaia della propria visione del mondo. Nel contesto storico attuale, il postmodernismo rappresenta l'ideologia dominante più adeguata. È l'unica corrente di pensiero capace di articolare gli interessi della classe dominante e, allo stesso tempo, di presentarsi come teoria progressista, soprattutto nelle università. Proprio per questo il postmodernismo va compreso innanzitutto nel suo rapporto con il marxismo.

Nel seguito delineiamo alcune delle posizioni centrali della filosofia postmoderna e ne mettiamo in luce

pc 26 gennaio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Su patriarcato e capitalismo: teorie nel movimento femminista degli anni '70 - ma presenti e influenti a tutt'oggi

La scorsa settimana avevamo annunciato la pubblicazione di alcune parti del capitolo "Articolazioni femministe: una teoria dell'intersezionalità", interno al libro recentemente uscito di Michael Hardt "I settanta sovversivi - La globalizzazione delle lotte", oggi riportiamo questi stralci.  
Perchè lo facciamo? Perchè oggi alcune di quelle teorie sono tornate in voga nell'attuale movimento femminista e sono influenti negativamente nel carattere e azione di esso. Pertanto vanno conosciute criticamente perchè il fondamentale movimento delle donne per la rivoluzione proletaria si rafforzi nella sua grande sfida, pratica, politica e teorica contro il sistema borghese.
Poi torneremo su queste teorie.
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Cominciamo - "Articolazioni femministe..."

 https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2026/01/formazione-rivoluzionaria-delle-donne.html

domenica 25 gennaio 2026

pc 25 gennaio - PIATTAFORMA VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 31 GENNAIO A TORINO - info

Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali” A conclusione dell’assemblea di sabato 17 gennaio è stata stilata una piattaforma a cui aderire “GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RILANCIA”, di seguito le firme in aggiornamento delle realtà che chiamano alla mobilitazione.

Da Torino al Sud, dalla Val di Susa al Nord Est, dalle isole al centro, tutta Italia è unita nelle differenze, nelle generazioni, nelle specificità territoriali, per portare una sola voce: il governo Meloni ha sbagliato i suoi calcoli, il popolo resiste.

Nonostante i segnali chiari che arrivano dal governo, un governo che odia e che struttura una stretta

pc 25 gennaio - Minneapolis - l'America che resiste “Fermiamo la Gestapo di Trump”, “Fermeremo il nazismo americano”,

estratti da pungolo rosso

Un corteo di 100.000 manifestanti, con pochissime bandiere a stelle e strisce (finalmente!!), e una marea, invece, di cartelli autoprodotti centrati su un solo obiettivo “ICE Out“, “Fuck ICE“. E poi una quantità di piccoli e non tanto piccoli presidi nelle piazze e nei quartieri più periferici della metropoli, con la stessa tensione, la stessa rabbia, gli stessi contenuti della manifestazione centrale.

L’ICE è la polizia speciale che l’amministrazione Trump sta sguinzagliando in un numero crescente di grandi città per dare la caccia agli immigrati “undocumented”, privi di regolare permesso di soggiorno. Il 7 gennaio, proprio a Minneapolis, questi “thugs” (criminali), così vengono apostrofati spesso dalla gente che li odia almeno quanto li teme, avevano assassinato a sangue freddo Renée Nicole Good, una poetessa e madre di 37 anni, colpevole solo di svolgere, insieme con altre/i, un’azione di controllo sulle brutalità e