venerdì 12 giugno 2026

pc 12 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - NO al carcere tortura! - dal presidio al tribunale di sorveglianza in udienza per il rinnovo del 41bis ad Alfredo Cospito

 

pc 12 giugno - "Gli investimenti dello Stato devono servire per la guerra, gli armamenti..." non per il lavoro - A proposito dell'Ex Ilva/Acciaierie d'Italia

E non lo dicono manifestanti contro la guerra, ma un ex manager di Arcelor che in una lettera aperta agli operai dell'ex Ilva e alla città di Taranto dice praticamente: Lavoratori è inutile che voi volete difendere il lavoro, il salario; Cittadini di Taranto è inutile che voi vi battete contro l'inquinamento  per la vostra salute, la vostra vita... i soldi non possono essere investiti per questi "piccoli" interessi... ma per gli armamenti di morte, per la guerra degli imperialisti che devono accaparrarsi terre, materie prime, fare una lotta di concorrenza per i mercati (Usa/Europa contro Asia/Cina), imporre il loro dominio, una nuova geografia di spartizione del mondo, ammazzando popolazioni, distruggendo interi territori, cacciando dalle loro terre migliaia di abitanti...

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Alcuni stralci della lettera (pubblicata da Taranto Buonasera):

"Una lettera aperta rivolta alla città e ai lavoratori dell’ex Ilva... A firmarla è Alberto Pratesi, già manager di Arcelor e presidente dell’Associazione Italiana Coil Coating, 
che interviene sulla crisi dello stabilimento tarantino e sulle prospettive industriali del gruppo, partendo da una premessa senza margini di ambiguità: secondo la sua analisi, pensare di riportare l’Ilva alla dimensione e al ruolo del passato non sarebbe più realistico.

L’ex manager individua più ragioni alla base di questa impossibilità... (una ragione) riguarda le risorse finanziarie necessarie...
«Ci vorrebbero 20 miliardi, 10 e più per pagare i debiti, 5 per rifare gli impianti e 5 per le bonifiche, e non ci sono prospettive di ritorno sull’investimento», sostiene Pratesi... prendere atto del fatto che un intervento di questa portata avrebbe conseguenze politiche e finanziarie rilevanti.

Nella lettera, Pratesi lega anche l’eventuale impegno dello Stato alla cornice più ampia delle priorità nazionali e internazionali, richiamando le spese per gli armamenti

pc 12 giugno - il mondiale di Trump/Infantino inizia con il boicottaggio in Messico

L'11 giugno i manifestanti si sono radunati vicino al luogo della partita inaugurale dei Mondiali a Città del Messico, mentre migliaia di tifosi si dirigevano allo stadio. Brevi scontri sono scoppiati quando i dimostranti si sono avvicinati ai cordoni di sicurezza attorno all'impianto.

Il Messico ha dato il via alla Coppa del Mondo FIFA 2026 l'11 giugno a Città del Messico, tra rigide misure di sicurezza. La cerimonia di apertura si è svolta dopo gli scontri tra studenti, attivisti e polizia nei pressi dello stadio che ospitava la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica.

I manifestanti dell'Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) e di altri gruppi hanno marciato verso l'impianto, sostenendo che le risorse governative destinate al torneo dovrebbero invece essere utilizzate per le priorità sociali. All'arrivo dei tifosi per la partita, i dimostranti hanno cercato di spostare le barriere e di forzare i cordoni di polizia, provocando scontri lungo le vie di accesso allo stadio.

Gli agenti in tenuta antisommossa hanno formato cordoni difensivi e sono intervenuti per impedire ai manifestanti di raggiungere le aree riservate ai sostenitori. Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre e detriti, mentre la polizia ha risposto con misure di controllo della folla. Gli striscioni esposti criticavano le spese legate ai Mondiali e richiamavano l'attenzione su disuguaglianze e sparizioni irrisolte in Messico. Fumo e fumogeni erano visibili in diversi punti del perimetro dello stadio, ma le autorità hanno mantenuto il controllo della zona di sicurezza.



MESSICO: IL QUOTIDIANO MURAL SUL BOICOTTAGGIO DEI MONDIALI DEL 2026

Il quotidiano messicano Mural, nel suo recente supplemento dedicato ai prossimi Mondiali di calcio del 2026, che vedranno diverse partite disputarsi in Messico, denuncia lo Stato lacchè per essersi lasciato manipolare dall’imperialismo, in particolare da quello americano, concentrandosi su imponenti progetti infrastrutturali anziché sulle numerose e urgenti necessità della popolazione.

È stato avviato un boicottaggio che ha mobilitato ampi settori della popolazione, tra cui il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Istruzione (CNTE), che ha annunciato uno sciopero in vista dei prossimi Mondiali, nonché la Federazione degli Studenti Contadini Socialisti del Messico (FECSM) e le madri e le famiglie alla ricerca dei propri cari, che si oppongono a questo palese disinteresse per i bisogni della popolazione, tra cui l’allarmante aumento del numero di persone scomparse, la totale assenza di piani statali per aumentare gli stipendi dei lavoratori dell’istruzione a livelli dignitosi e i megaprogetti realizzati sulle terre indigene, che facilitano il saccheggio, l’espropriazione e lo sgretolamento del tessuto sociale delle comunità.

Viene inoltre denunciato il totale disinteresse dello Stato per le giuste questioni sollevate dai movimenti popolari, con la palese indifferenza di Sheinbaum evidente nel privilegiare incontri con rappresentanti della borghesia come Carlos Slim, o nell’organizzare una farsa di “pane e circo” con incontri con artisti musicali stranieri. Mentre oltre 132.500 persone risultano ancora disperse e vi sono 72.000 corpi non identificati nella guerra in corso contro il popolo messicano, Sheinbaum sceglie di ignorare le richieste del popolo, difendendo e proteggendo “i narco-governatori di Michoacán, Guerrero, Sinaloa […]” e altri.

Mural conclude il suo supplemento con il seguente appello:

«Noi della stampa popolare e democratica ci uniamo a questo appello che, a partire dal 1° giugno, riunirà diverse correnti di lotta a Città del Messico e in altre parti del Paese. Il compito centrale è quello di fonderle in una grande corrente rivoluzionaria. Con i Mondiali di calcio, gli occhi del mondo saranno puntati sul Messico. Questo è un momento storico che i lavoratori e il popolo devono cogliere per lanciare lo Sciopero Generale di Resistenza Nazionale contro il vecchio Stato e l’imperialismo.»

Non lasciamo che il pallone rotoli!

pc 12 giugno - Amendolara, "i braccianti bruciati vivi sono un costo aziendale" - unire denuncia organizzazione lotta

Da terre libere

Quattro braccianti afghani e pakistani sono morti carbonizzati in un minivan sulla Statale 106 Jonica. Il già giovane aveva 19 anni. Fermati due caporali connazionali. Il sopravvissuto: «Non ci pagavano da settimane. Volevano anche i soldi per il trasporto». Ricostruita la filiera dai campi ai supermercati, ma con molte ombre

Amendolara

Mohammad Taj Alamyar prende a gomitate il finestrino. Il vetro cede. Riesce a trascinarsi fuori, dal portellone posteriore, mentre il minivan brucia. Forse le ustioni alle braccia non gli resteranno per sempre, ma il ricordo di quei momenti sì. Sarà l’unico sopravvissuto.

Gli altri quattro muoiono dentro. Qualcuno aveva bloccato le portiere, cosparso il mezzo di carburante e appiccato il fuoco. Si chiamavano Amin Fazal Khogjani, ventotto anni. Ullah Ismat Qiemi, diciannove. Safi Iayjad, ventisette. Waseem Khan, ventinove. Erano arrivati dal Pakistan e dall’Afghanistan, appartenenti all’etnia pashtun.

Era il primo giugno. Una mattina uguale a tante altre. All’alba erano saliti sul furgone diretto ai campi di fragole di Scanzano Jonico. Lo facevano quasi ogni giorno dalla fine di aprile. Zaino sulle spalle, scarpe già sporche di terra. Da un appartamento al primo piano di via Gramsci, a Villapiana, percorrevano la Statale 106, la lunga strada che attraversa l’alto Jonio calabrese.
Non sono più tornati. La loro vita è finita nello spiazzo del distributore di carburante.

Vivevano come molti lavoratori stagionali della zona: fino a dieci persone in due stanze, materassi appoggiati sul pavimento, pochi mobili. Partivano prima dell’alba e rientravano nel pomeriggio, dopo ore passate nei campi. Spesso viaggiavano sui minivan organizzati dai caporali. La loro storia è finita dentro uno di quei furgoni.

Una piccola comunità

Insieme formavano una piccola comunità. Sempre alla ricerca di lavoro, erano stati prima in Sardegna, dove avevano ottenuto i permessi di soggiorno, per poi spostarsi in quell’area tra  Basilicata e Calabria che è uno dei distretti agricoli più importanti d’Italia.

Non solo le fragole, ma olive, agrumi, pesche-noci e persino frutta esotica e riso. Migliaia di imprese che lavorano a stretto contatto con la grande distribuzione di tutta Italia e anche all’estero. Da quei campi partono le vaschette di frutta confezionata primaverile o le clementine che a dicembre arrivano sulle tavole delle famiglie italiane. Milioni di euro di fatturato che, per chi raccoglie la frutta, si traduce in poche monete da strappare a un caporale riluttante. Una geografia del lavoro che scende lungo la costa dello Jonio: Bernalda, Metaponto, Policoro, Pisticci, Amendolara, Sibari, Schiavonea.

Nell’appartamento dove vivevano a Villapiana, gli investigatori hanno trovato tracce evidenti della loro quotidianità: materassi a terra, documenti, pochi effetti personali e un numero impressionante di scarpe infangate. L’affitto, circa 500 euro al mese, veniva diviso tra loro e detratto direttamente dai salari.

Sfruttamento e filiera

Ogni mattina i braccianti partivano per lavorare nelle campagne della zona per la raccolta di fragole in un’azienda agricola di Scansano. L’incarico era iniziato dal 20 aprile. L’accordo era per 45 euro giornalieri. «Ma da quando avevano iniziato quel lavoro non ci avevano dato neanche mai un euro», spiega il sopravvissuto Mohammad Taj Alamyar al TgR Calabria. «Alla fine ci davano la casa ma niente paga. Pretendevano anche 5 euro al giorno per il viaggio fino al lavoro».

Dalle parole del superstite emerge il quadro di una vita segnata da precarietà e sfruttamento. Quarantacinque euro al giorno, da cui sottrarre l’affitto, il trasporto, le spese. Il bilancio finale: poco più di zero. Tra i temi da accertare vi è se la richiesta di un contratto regolare o di una paga diversa, o il rifiuto di ulteriori trattenute, abbiano avuto un ruolo nella vicenda. «Volevano il contratto», dice Taj Alamyar riferendosi ai compagni morti nel rogo. Sicuramente avevano litigato fino al mattino della strage, anche violentemente. E ai caporali era venuto in mente di dare una lezione. Definitiva.

Amendolara
 Ricostruzione della filiera agricola
                                                                                                          

Qui iniziano le contraddizioni. Il titolare dell’azienda presso cui hanno lavorato li ha impiegati nella racconta delle fragole. Un lavoro temporaneo, dove si paga la giornata, quasi sempre con regolare apertura di ingaggio. Questa azienda aveva assunto tutti, anche i presunti caporali e dice che pagava ciascuno con bonifico. Nessuno al momento può smentire, ma allora quale era il ruolo dei caporali?

È interessante comunque entrare dentro l’azienda, moderna ed efficiente, molto lontana dall’idea di economia arcaica che circola sull’agricoltura meridionale. Un fatturato milionario, un sito per la vendita diretta di fragole e frutta esotica, contratti con i grandi nomi dei supermarket dove arrivano sia con il nome proprio che col private label, “nascosti” dietro il marchio della catena. 

Il rapporto con la GDO è chiarito in un alcune interviste. Comprate frutta italiana. Nessuna rivendicazione di compensi maggiori, solo il terrore della concorrenza dall’estero, Grecia e Spagna in testa.

Il giorno della strage

C’era stata una prima lite la mattina, poi la discussione era proseguita durante il rientro. Taj Alamyar racconta che i braccianti si erano ribellati alla condizione di sfruttamento a cui erano sottoposti.

Secondo la Procura di Castrovillari, il piano sarebbe stato premeditato. Uno dei passaggi ritenuti decisivi riguarda la porta scorrevole del minivan: resa inutilizzabile dall’esterno, con la rottura della maniglia, così da bloccare chi si trovava all’interno mentre le fiamme si propagavano rapidamente.

Il posizionamento dei cadaveri, tutti nel vano anteriore, e il movimento del mezzo ripreso dalle telecamere avrebbero fatto ipotizzare agli investigatori un disperato tentativo di liberarsi usando braccia e gambe.

La Procura di Castrovillari colloca il caporalato tra le piste dell’inchiesta. Il riferimento tecnico richiama l’articolo 603-bis del codice penale, riformulato dalla legge 199 del 2016, che riguarda intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli investigatori stanno verificando se dietro il rogo ci sia una rete costruita intorno alla manodopera agricola. La Statale 106 unisce il luogo del delitto e la direttrice di spostamento tra aree agricole, alloggi e punti di transito dell’alto Jonio cosentino.

I fermati e il movente

Per la strage sono stati fermati due cittadini pakistani di 31 anni. Sarebbero stati loro i caporali che gestivano il trasporto e gli alloggi dei braccianti e che pretendevano soldi da uomini a cui non avevano mai consegnato una paga.

Mohammad Taj Alamyar ripete in modo ossessivo: «È mafia, mafia… Sono dei mafiosi pakistani». Il sopravvissuto ha parlato di una “mafia del Pakistan”, riferendosi a una rete di caporalato gestita da connazionali, un meccanismo che, secondo diverse indagini degli ultimi anni, si innesta tra Basilicata e Calabria, sfruttando proprio la fragilità dei lavoratori migranti.

Qui dobbiamo chiarire il concetto di fragilità, per non cadere in un “essenzialismo” etnico che vede negli asiatici gente sottomessa incapace di rivendicare i propri diritti. Quando esistono le possibilità, come sta accadendo nel distretto tessile di Prato, i lavoratori di origine pakistana sono il cuore del sindacato che sta portando diritti in un ambito dove lo sfruttamento era, se possibile, pure peggiore rispetto a quello agricolo. E come non ricordare il caso di Adnan Siddique? Anche lui di origine pakistana, morto dopo aver denunciato un clan di connazionali che portava braccianti da sfruttare agli agricoltori della provincia di Caltanissetta.

La fragilità è costruita da un sistema di leggi sull’immigrazione nato proprio per creare lavoratori ricattabili. La politica su questo è sorda. Nessun governo ha mai preso in carico la questione. Per ottenere i documenti chi arriva in Italia solitamente passa per la richiesta d’asilo. Un lungo processo burocratico che si conclude spesso con un rifiuto. Anche per chi viene dall’Afghanistan dei talebani, non esattamente un paese sicuro. La risposta, anche per loro, evidentemente si accompagna con fogli di carta temporanei, fatti apposta per cercare lavoro ricattabile, magari come rider o come bracciante. Le due strade oggi sono equivalenti, la differenza la fa il passaparola che ti porta in città oppure in campagna.

pc 12 giugno - Welfare, non guerra”: il 14 giugno mobilitazione a Bruxelles

“Welfare, non guerra”: il 14 giugno mobilitazione a Bruxelles e in altre città europee contro i piani di riarmo dell’Ue e della Nato

Contro i piani di riarmo dell’Ue e della Nato

Il centro sarà la capitale belga dove alle 15.00 inizierà la manifestazione. Organizzato dalla coalizione Stop ReArm Europe, l'evento si terrà a pochi giorni dalla riunione del Consiglio sul nuovo bilancio settennale dell'Ue: "Spendere miliardi in armi rende l'Europa più povera, non più sicura"

Un unico slogan, “Welfare, non guerra“, unirà il 14 giugno oltre 800 organizzazione della società civile, sindacati e movimenti sociali, che scenderanno in piazza a Bruxelles per marciare contro la politica di riarmo dell’Unione Europea e della Nato. Il presidio è stato organizzato dalla coalizione paneuropea, Stop ReArm Europe, in collaborazione con la piattaforma belga, Stop Militarisation, e coinvolge anche decine di altre città europee. Tutte hanno un unica richiesta: il denaro pubblico deve essere speso per il benessere sociale, non per armarsi

pc 12 giugno - Visite scolastiche alla base aeronavale di Sigonella: avanti con l'educazione militare

Antonio Mazzeo | antoniomazzeoblog.blogspot.com

09/06/2026



La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l'ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell'Isola.

L'ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che sorge a pochi chilometri dall'area metropolitana di Catania ha visto protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò.

"Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell'Aeronautica Militare Italiana", riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online Etnanews24.

"L'iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un'opportunità unica per conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della sicurezza militare, attraverso un percorso che

pc 12 giugno - Israele demolisce la sanità palestinese

Michele Giorgio | ilmanifesto.it

06/06/2026

L’ingresso dell’ospedale di Beit Jala, alle porte di Betlemme. Foto Michele Giorgio
L'ingresso dell'ospedale di Beit Jala, alle porte di Betlemme - Michele Giorgio

All'ospedale pubblico di Beit Jala, alle porte di Betlemme, i pazienti affollano la sala d'attesa del Reparto di nefrologia e dialisi. Le macchine disponibili sono poche e le attese, anche in passato, sono sempre state lunghe. Ma da diversi mesi si sono ulteriormente allungate. «Non ci sono abbastanza infermieri e medici e quelli disponibili fanno il possibile», ci dice Abu Firas, pensionato dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) che da una decina d'anni sopravvive grazie all'emodialisi. «Un tempo, a chi aspettava tanto», aggiunge, «l'ospedale assicurava il pasto; oggi invece devi portarti il cibo e l'acqua da casa. Per come vanno le cose mi accontento di fare la dialisi, è già un miracolo. Spero solo di continuare a farla».

Le preoccupazioni di Abu Firas sono fondate. La sanità pubblica palestinese in Cisgiordania sta collassando per mancanza di risorse. E sta entrando in crisi anche quella privata, che deve la propria sostenibilità alle prestazioni mediche offerte alla popolazione per conto di quella pubblica. A pagare il prezzo più alto sono i malati più gravi, a cominciare da quelli oncologici, messi di fronte alla possibilità

pc 12 giugno - Risposte alle obiezioni sull’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze

a) “È una misura illegittima perché introduce una doppia tassazione”

Si tratta di un equivoco concettuale. Anche l’IVA normalmente pagata sui consumi grava su redditi che sono già stati tassati. In generale, ogni sistema fiscale moderno prevede una pluralità di strumenti di imposizione che possono gravare, in momenti diversi, sulla stessa base economica.

Il problema non è quante volte una determinata ricchezza venga tassata, ma quali fasce sociali siano chiamate a contribuire e in quale proporzione. La vera questione è dunque quella della distribuzione del carico fiscale e della sua coerenza con i principi di equità e capacità contributiva.

b) “È una misura inutile perché chi deve pagare troverà il modo di non farlo”

Evasione ed elusione fiscale sono problemi che riguardano qualunque forma di tassazione, sia essa applicata ai redditi, ai consumi o ai patrimoni. Se l’esistenza dell’evasione fosse una ragione sufficiente

giovedì 11 giugno 2026

pc 11 giugno - Il corteo operaio oggi a Milano di Electrolux e fabbriche di Ticino Olona - voci operaie

 






pc 11 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Governo Meloni sempre più governo dei padroni

 

pc 11 giugno - I nostri compiti attuali nella lotta sul fronte internazionale e contro il governo

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 10.06.26

La guerra di aggressione imperialista americana e sionista nei confronti dell'Iran non è certo alla vigilia di un accordo ma di una nuova fase dell'aggressioneGli interessi dell'imperialismo americano di rovesciare il legittimo regime in Iran e quelli dei sionisti israeliani - che oltre a questo continuano nella loro marcia per la Grande Israele che comporta l'aggressione continuata di tutti i paesi dell'area mentre prosegue lo stillicidio genocida nei confronti della Palestina e l'occupazione/annessione della Cisgiordania - spingono per una nuova fase dell’aggressione.

Sia la resistenza palestinese, che recentemente ha fatto un attacco all'interno di Israele, sia la resistenza delle forze nazionali libanesi rappresentate dal Hezbollah stanno mettendo in difficoltà il piano di Israele; così come la resistenza e la reazione dell'Iran rende assai difficile la vittoria più volta annunciata da Trump.

In questo contesto è importante, come sempre, mantenere la barra dritta: i proletari e i popoli del mondo sono contro l'aggressione imperialista americana, sono contro il regime sionista israeliano che oggi, come consenso generico internazionale è ai minimi storici, ma le forze che lo sostengono, innanzitutto l'imperialismo americano, poi a diverse sfumature i governi dei paesi imperialisti, quindi

pc 11 giugno - Il nuovo numero di ORE 12 settimanale

 

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pc 11 giugno - Intensa campagna di boicottaggio dei mondiali in Messico


Sol Rojo Mx

🔻 ¡SolRojistas a las calles!

📍Frente del Pueblo-SolRojo en pie de lucha en la marcha de esta mañana convocada por la #CNTE rumbo al #EstadioCDMX (Estadio Azteca) como parte de la acciones de la #HuelgaNacional.

📌 Denunciamos nuevamente el desproporcionado despliegue policíaco y el cerco al estadio que #ClaraBrugada y #ClaudiaSheinbaum mantienen como parte del Estado de excepción que le impone la #FIFA.

📢 Sol Rojo Mx presente con volanteo masivo del suplemento especial y difusión del #PM29 #PrensaPopular

📢 ¡Huelga General de Resistencia Nacional!
🚩 ¡Contra el viejo Estado y el imperialismo!
📌 ¡ Que no ruede el balón!

#Huelga #1Junio #CNTE #MadresBuscadoras #FECSM #ComunidadesEnResistencia #AntiGentrificación #Boicot #Mundial #FIFA2026 #NiUnPasoAtrás

pc 11 giugno - “Ti rispedisco in India in una bara” - Milano cantiere del Consolato Usa

Da Fanpage

“Ti rispedisco in India in una bara”: è la minaccia che, secondo l’accusa, il presunto caporale della Caddell usava per intimidire gli operai impiegati nella costruzione del nuovo consolato USA di Milano.

Così il 51enne Aji Appukuttan, presunto "caporale operativo" della Caddell Construction – l'azienda costruttrice americana impegnata nella realizzazione del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano che è finita al centro di un'inchiesta per caporalato e "para-schiavismo" – avrebbe minacciato alcuni degli operai impiegati nei lavori. Gli stessi che agli inquirenti hanno poi denunciato: "Tratta gli operai come schiavi, come si vede nei film che parlano di schiavi".

È quanto si legge nell'ordinanza firmata dalla gip di Milano Angelica Cardi su richiesta dei pm Storari e

pc 11 giugno - Dopo Amendolara nulla deve essere come prima, denuncia, lotta, organizzazione - L'altra faccia della Calabria: piattaforme concrete che possano rafforzare i migranti e indebolire l'asse padroni/caporali/info

In Calabria c’è anche chi aiuta i lavoratori migranti

Nella stessa zona in cui quattro braccianti sono stati bruciati vivi, alcune aziende e associazioni hanno trovato un modo per togliere potere ai caporali

di Angelo Mastrandrea

Lavoratori migranti nei terreni dell'azienda agricola Gias a San Marco Argentano, in Calabria (Angelo Mastrandrea/il Post)
Lavoratori migranti nei terreni dell'azienda agricola Gias 
a San Marco Argentano, in Calabria

Sulla costa jonica nel nord della Calabria, dove il primo giugno quattro braccianti migranti sono stati bruciati vivi in un minivan, ci sono anche aziende agricole che assumono i lavoratori con contratti regolari e condizioni di lavoro dignitose. Provvedono alla casa e al trasporto, in modo da evitare che si rivolgano a caporali, cioè persone che fanno da intermediari per ingaggiare i braccianti, sfruttarli e trattenere parte della loro paga. Li assumono andandoli a cercare soprattutto nella baraccopoli di San Ferdinando, nella piana calabrese di Gioia Tauro, o in quelle pugliesi di Borgo Mezzanone e di Rignano.

Queste aziende riescono a lavorare nella legalità grazie a un progetto che si chiama Spartacus, ideato dall’associazione Giuste Terre e finanziato da alcune fondazioni e dai soldi dell’8 per mille versati alla Chiesa valdese. «Cerchiamo di far assumere il più possibile le persone legalmente e di garantire ai braccianti la possibilità di avere un alloggio, perché se continuano a vivere nei ghetti o alle dipendenze dei caporali è tutto inutile», dice il responsabile del progetto Gianantonio Ricci.

Ricci dice che in un anno sono riusciti a far assumere 180 persone che vivevano a Borgo Mezzanone o a San Ferdinando, tirandole fuori dai ghetti e sottraendole al caporalato.

Secondo uno studio del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche, il più importante ente pubblico che si occupa di ricerca), nelle campagne calabresi 12mila migranti sono «impiegati in condizioni di irregolarità». I caporali riescono a tenere sotto controllo i braccianti perché si occupano di tutto al posto loro, offrendo insieme al lavoro una casa e il trasporto: i lavoratori migranti spesso non hanno alternative.

Gli ideatori del progetto Spartacus allora hanno pensato che per contrastare il caporalato avrebbero dovuto fare lo stesso, ma in maniera legale e offrendo un servizio migliore. «La prima cosa che

pc 11 giugno - Sfruttamento schiavista nelle campagne - utilizzare ogni dato per denuncia organizzazione e lotta

Storie di schiavitù tra i braccianti delle campagne lucane

Migliaia di migranti vivono in masserie fatiscenti e lavorano 12 ore al giorno per pochi soldi, minacciati dai caporali come i quattro bruciati vivi in un minivan

Un'abitazione in un campo dove vivono i lavoratori africani durante la stagione della raccolta dei pomodori a Palazzo San Gervasio, in Basilicata, 2016 (Michele Borzoni/TerraProject/contrasto)
Un'abitazione in un campo dove vivono i lavoratori africani durante la stagione della raccolta dei pomodori a Palazzo San Gervasio, in Basilicata, 2016 (Michele Borzoni/TerraProject/contrasto)

In poco più di una quarantina di chilometri tra Metaponto e Nova Siri, nelle campagne della costa ionica della Basilicata, e nella vicina Val d’Agri, lavorano circa 20mila braccianti nella raccolta di fragole, albicocche, pesche e ortaggi vari. Sono quasi tutti migranti, arrivati in Italia via mare dall’Africa, a piedi attraverso la cosiddetta rotta balcanica o in aereo con il decreto flussi, la norma con cui ogni anno il governo stabilisce quanti stranieri extracomunitari possono entrare regolarmente in Italia per lavorare (molto esposta a illeciti e truffe).

Secondo le stime del sindacato Flai (Federazione lavoratori agro industria) Cgil, la metà – quindi circa 10mila – sono a rischio di sfruttamento: sono controllati dai caporali, cioè persone che fanno da intermediari per lucrare sul contratto, ingaggiando i lavoratori, portandoli nei campi e trattenendo una parte della loro paga; e lavorano in nero o in grigio, cioè con contratti per un certo numero di ore e per il resto in nero, pagati in contanti.

Molti dei migranti che lavorano in questi campi sono tenuti in condizioni di schiavitù: vivono stipati nelle masserie in campagna o in case affittate dai caporali nei comuni dell’entroterra o della vicina

pc 11 giugno - Contro la repressione dei compagni irlandesi di AntimperialistAction Ireland - massima solidarietà


Esprimiamo incondizionata solidarietà alle compagne e ai compagni di anti imperialist action ireland per le recenti intimidazioni poliziesche fatte di perquisizioni, sequestri di telefoni e pc.
Come ben sappiamo, questo è il trattamento che gli stati imperialisti riservano ai compagni che decidono di lottare contro le loro politiche di aggressione e sfruttamento.
Perché quando sul fronte esterno preparano e combattono le guerre, allo stesso modo sul fronte interno devono reprimere chi non accetta queste logiche.
Per questo, come rivoluzionari, abbiamo il compito e la necessità di organizzarci e migliorare la nostra azione e combattere prima di tutto il nemico in casa nostra.
Come internazionalisti crediamo che sia fondamentale creare e mantenere una rete con tutte le forze antimperialiste, antisioniste e anticapitaliste, perché solo così potremo liberarci una volta per sempre di questa società fatta di sfruttamento e morte.

[ENG]
We express our unconditional solidarity with our comrades at Anti-Imperialist Action Ireland following the recent police intimidation, which has included searches and the seizure of mobile phones and computers.
As we well know, this is the treatment that imperialist states reserve for comrades who decide to fight against their politics of aggression and exploitation.
Because when they prepare and wage wars on the external front, in the same way they must repress those who do not accept this logic on the internal front.
For this reason, as revolutionaries, we have the duty and the need to organise ourselves, improve our action and, first and foremost, fight the enemy within our own ranks.
As internationalists, we believe it is essential to create and maintain a network with all anti-imperialist, anti-Zionist and anti-capitalist forces, because only in this way can we free ourselves once and for all from this society built on exploitation and death.
 

Anti Imperialist Action Ireland affirme que des militants ont été visés par des perquisitions menées à l’aube du 7 juin à Dublin par la police, qui a forcé l’entrée de plusieurs domiciles et saisi du matériel électronique appartenant aux personnes présentes, y compris à des individus non impliqués dans l’activisme politique. Aucune arrestation n’a été effectuée, soulignant que c’est une opération d’intimidation visant le mouvement républicain socialiste irlandais. En réaction, plusieurs actions de solidarité ont eu lieu pour réaffirmer leur solidarité avec les militants réprimés.

pc 11 giugno - Meloni/Modi un'alleanza all'insegna del fascismo/imperialismo/guerra/oppressione di proletari e masse popolari

Un'alleanza e una azione comune che siamo i soli a denunciare e contrastare all'insegna dell'internazionalismo proletario.

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Da Giorgia Meloni
Congratulazioni a @narendramodi
che oggi diventa il Primo Ministro eletto più longevo nella storia dell’India. È stato un piacere ritrovarci a Roma nelle scorse settimane e lanciare assieme un Partenariato Strategico Speciale che guarda al futuro per creare nuove opportunità per le nostre Nazioni e i nostri popoli.

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pc 11 giugno - La repressione a Trieste non impedirà la prossima manifestazione antifascista - infosolidale

Scontri in viale XX settembre, partite dieci denunce. Punto di domanda sul percorso del corteo antifascista

A riportarlo è Il Piccolo. Si tratta di deferimenti all'autorità giudiziaria a vario titolo; ancora troppo presto per indagini e nomi. Sul caso la Digos, presente in viale XX settembre con la Celere. Nessuna intenzione di vietare la prossima manifestazione, ma il tracciato potrebbe subire limitazioni per ragioni di sicurezza

Secondo il quotidiano locale Il Piccolo sarebbero una decina le persone deferite a vario titolo all'autorità giudiziaria per i fatti del 19 maggio, quando una contromanifestazione antifascista aveva contestato il rito del "presente" in memoria di Almerigo Grilz in viale XX settembre e la situazione era rapidamente degenerata in scontri. Cinque persone erano rimaste colpite nei tafferugli, di cui tre in quota antifascista e due giornalisti.

Contromanifestazione non autorizzata

Almeno nei casi in cui le lesioni sono state inferte con un oggetto atto a offendere – in viale venivano utilizzati cinghie, spranghe e tirapugni, ma persino lanciate sedie – le indagini sarebbero procedibili d'ufficio. Indaga la Digos, che il 19 maggio era sul posto con la Celere tentando di calmare gli animi. Non è ancora chiaro se sia perseguibile il saluto fascista durante la commemorazione di Grilz – la giurisprudenza sembrerebbe propendere verso il no –, mentre chi ha partecipato alla contromanifestazione antifascista, non autorizzata dalla questura, potrebbe andare incontro a sanzioni pecuniarie anche importanti. Tra i membri di quest'ultima assemblea nessuno avrebbe ancora ricevuto notifiche di alcun genere. Non ci sarebbe, infine, intenzione di vietare la manifestazione programmata tra nove giorni – a un mese di distanza dai fatti. Partenza prevista dalla riva Traiana alle 18.30. Manca ancora, però, una conferma sul percorso, che potrebbe subire limitazioni e contenimenti per ragioni di sicurezza.

mercoledì 10 giugno 2026

pc 10 giugno - Dal Fronte Democratico per la liberazione della Palestina


 In spagnolo fascilmente leggibile

«Democracia»: La entidad israelí logra, mediante el acuerdo de Gaza, lo que no consiguió con la guerra

[domingo, 07 junio 2026 13:24:11 +0300]

Ramallah – Saba:
El Frente Democrático para la Liberación de Palestina condenó hoy, domingo, la sangrienta escalada de violencia por parte de la entidad israelí en la Franja de Gaza, así como las muertes y heridas de decenas de mártires, especialmente en los campamentos de desplazados de la densamente poblada zona de Rimal.
El Frente Popular para la Liberación de Palestina (FPLP), en un comunicado al que tuvo acceso la Agencia de Noticias Yemení (SABA), consideró esta escalada un ataque contra las conversaciones de El Cairo que se celebran entre las facciones palestinas, los mediadores y el Coordinador Especial de la ONU para el Proceso de Paz en Oriente Medio, el Embajador Mladenov. Las conversaciones tienen